La politica in Medio Oriente di Trump sotto attacco della magistratura

Lo scoop, se così lo vogliamo chiamare, è ancora una volta del New York Times (quarda il caso). Secondo il giornale il Procuratore speciale incaricato di indagare sul Russiagate, Robert Mueller, starebbe indagando sui rapporti tra la Casa Bianca e un uomo d’affari franco-libanese, George Nader, consigliere del principe ereditario degli Emirati Arabi Uniti.

Secondo il New York Times, Mueller starebbe indagando su un presunto tentativo degli Emirati Arabi Uniti di influenzare la politica americana in Medio Oriente. Scrive il New York Times:

“gli investigatori del sig. Mueller hanno interrogato il signor Nader e hanno spremuto testimoni per informazioni su ogni possibile tentativo da parte degli Emirati di acquistare influenza politica donando denaro per sostenere Mr. Trump durante la campagna presidenziale”

Secondo il rapporto, Nader ha visitato la Casa Bianca in diverse occasioni durante lo scorso anno e ha potuto interloquire con alcuni dei migliori consiglieri di Trump, incluso suo genero Jared Kushner e l’ex capo stratega Steve Bannon. Mueller, secondo il New York Times, sta indagando se Nader abbia usato la sua vicinanza alla cerchia ristretta di Trump per tentare di influenzare le politiche del presidente verso i nemici regionali degli Emirati Arabi, tra cui Iran e Qatar.
Non è chiaro cosa c’entri tutto questo con il Russiagate, di certo c’entra con il cercare di mettere mano nella politica estera del Presidente Trump in particolare quella che riguarda il Medio Oriente, tanto è vero che il rapporto parla anche di un incontro tra Nader e un importante sostenitore del Premier israeliano, Benjamin Netanyahu, tale Elliot Broidy, un miliardario ebreo-americano che avrebbe – a detta del NYT – interessi milionari negli Emirati Arabi Uniti e che per questo avrebbe cercato di influenza le politiche nel Golfo degli Stati Uniti e di Israele.
Il rapporto del New York Times descrive un memorandum inviato da Broidy a Nader l’anno scorso, ottenuto da “qualcuno critico sull’influenza degli Emirati a Washington”, il quale illustra i tentativi di Broidy di persuadere Trump ad adottare politiche pro-UAE e a incontrare il principe ereditario degli Emirati Arabi Uniti, Mohammed bin Zayed, in un ambiente privato e informale fuori dalla Casa Bianca, un’idea che è stata osteggiata dal Consigliere per la Sicurezza Nazionale di Trump, HR McMaster.
Ed è proprio la politica di Trump in Medio Oriente ad essere sotto la lente di ingrandimento del Procuratore Mueller, anche se non si capisce a che titolo. Secondo la stampa americana infatti Mueller starebbe indagando anche sui contatti di Jared Kushner con Israele durante la transizione presidenziale di Trump e in particolare sugli incontri che riguardavano la controversa decisione americana, ordinata da Obama come sgarbo a Netanyahu e a Israele, di astenersi dal voto alle Nazioni Unite che condannava gli insediamenti israeliani.
Ora, è abbastanza curioso che un Procuratore come Mueller, incaricato di indagare sul Russiagate, finisca per indagare (e interferire) anche sulla politica americana in Medio Oriente che con il Russiagate non c’entra nulla, com’è curioso che al contrario nessuno indaghi sulle gravissime accuse rivolte a Obama in merito al fatto che fece insabbiare una importante indagine su Hezbollah allo scopo di non compromettere l’accordo sul nucleare iraniano.
A pensar male si fa peccato ma spesso ci si azzecca e francamente quello che sta facendo il Procuratore Robert Mueller va molto oltre l’indagare sul Russiagate, assomiglia tantissimo a un attacco diretto alla politica estera del Presidente Trump e in particolare alla sua politica in Medio Oriente. Non vorremmo che la sinistra americana usi il Russiagate e quindi la magistratura per colpire una politica americana in Medio Oriente che va in direzione contraria a quella implementata da Obama che tanto piaceva alla sinistra americana.